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«Primo maggio al lavoro La mia vera festa è fare dolci ogni giorno»



«Primo maggio? Ovvio. Festeggio in pasticceria con il mio amico, l'ingegner Giovanni Battista Alberto Alessandro Mario Reggiori. Dolci e Ferrari. Ecco la mia felicità: il lavoro».
Pierangelo Bernasconi, nato a Lodi 63 anni fa, da cinquant'anni sgobba tutti i giorni dalle cinque del mattino alle nove di sera. Pigmalione della pasticceria San Gregorio, in via San Gregorio numero 1, non sa cosa sia una festività: neppure il giorno di Natale o di capodanno.
Soltanto i comandati venti giorni in agosto. Sono proprio comandati. «Non me ne parli. Vado in ferie a Varazze e mi annoio. Una noia da morire. Lavorare è amore. Ferieggiare è mortale. Non stacco mai, perché aspetto tutti i giorni l'ingegnere dalle quindici alle sedici. Non lo tradisco. Deve trovare la pasticceria aperta, non posso permettermi di fargli scherzi! Lui mi racconta della sua infanzia con Monti».
La giovialità anzitutto: l'anima milanese fresca dì dopo dì. E non di festa. Col pistacchio che il pasticciere in San Gregorio tralasci il gusto di fare ogni giorno una Milano... da crema. Omnia sua secum portans, diceva Cicerone e Bernasconi porta tutte le sue cose predilette dentro il locale. Svaghi e amicizie. «Qui sgambettano quattordici dipendenti. Sono tanti, ma perché non li obbligo a lavorare quanto me. Dò loro i turni di riposo da contratto. Per carità, non voglio avere storie con i sindacati. Sono contro i sindacati e i sindacalisti. Se lavorassero, sarebbe meglio».
Sono le quindici e l'ingegner Reggiori arriva puntuale insieme a tutti i suoi nomi che riempiono un pentagramma. Ma Pisapia vorrebbe otto festività chiuse? «E noi apposta parliamo di Monti. Senta che aneddoto mi stava raccontando il mio amico. L'attuale Presidente del Consiglio e lui hanno fatto le medie insieme all'istituto Leone XIII. Un giorno il terribile professor Cazzaniga di italiano e latino interroga Monti e durante l'interrogazione si scaglia arrabbiato contro la classe che disturba. Solo il piccolo allievo Mario si è sciolto in lacrime inconsolabili».
Davanti alla pasticceria c'è sempre una cinquecento. Per ogni festa un mega addobbo diverso. Il cuore galattico a San Valentino, piuttosto che l'albero di mimose per la donna. «Questa è la mia casa, la mia vita. Tutto. Lavorare stanca, si dice, a me diverte. Cosa ci posso fare? Ho due figli, e mi va bene, un pò meno bene il matrimonio... Forse perché sono felicemente sposato con la tenerezza delle torte italiane».
E' contrario ad usare la parola «dovere» per la mansione che svolge. Usa termini come «missione». La missione di preparare bignè, profiteroles, marron glaces. Se fosse stato il pasticciere di Maria Antonietta il popolo avrebbe avuto brioches a profusione invece del pane, considerati i vassoi che passano fin dal mattino all'alba. Ancora un sinonimo per il lavoro quotidiano. «Compagnia». Viene in mente la canzone di Battisti immortalata da Vasco: «Soltanto ieri morivo di dolore ed oggi canta di nuovo il mio cuor». In una pasticceria aperta. Anche il primo maggio, per tutti coloro che in compagnia vogliono dimenticare le delusioni di una compagna.




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