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Il marchio di Milano sul panettone di Vicenza



Quaranta gradi all'ombra, la città semi deserta per le ferie d'agosto. Il clima più bizzarro insomma per far scoppiare «la guerra del panettone».
Eppure la rabbia dei pasticceri milanesi monta come panna per lo scherzetto tirato dal Comune di Milano.
Ma andiamo con ordine. Palazzo Marino eredita dalla precedente amministrazione Moratti (e valorizza) il progetto del «Brand Milano», per creare una serie di prodotti legati alla città. Tra questi il principe è per l'appunto il panettone, incontrastato simbolo meneghino. L'obbiettivo è sdoganare il dolce dalle feste natalizie e proporlo come snack tutto l'anno: una fetta da 80 grammi in confezione singola sui banconi dei bar o in pasticceria, di fianco ai croissant o alle altre brioche, da accompagnare al cappuccio del mattino o per merenda, anche a luglio. Tuttavia a rifornire i bar sarà la Loison. Una pasticceria con tutti i crismi del caso, al lavoro da generazioni fin dal 1938, in grado di sfornare ottimi panettoni artigianali secondo la ricetta doc. Ma, ahimé, è di Costabissara, comune in provincia di Vicenza. In sostanza a modernizzare il panettone che porterà il marchio Milano sarà un'azienda veneta. Non milanese né lombarda. Una gaffe che proprio non va giù ai pasticceri. «Non c'è da essere contenti» commenta lapidaria Erminia, pasticceria San Carlo, vicino a corso Magenta. «Noi il panettone lo facciamo da 50 anni e siamo, con le altre pasticcerie artigianali di Milano, tra i migliori al mondo. Abbiamo clienti che hanno ordinato panettoni da 5 chili da portare in vacanza». Uno smacco non poter rifornire i bar milanesi con le fette farcite di uvetta.
C'è da precisare che il contratto è stato firmato con la Loison non certo per fare un dispetto agli chef meneghini ma perché l'azienda è stata in grado di assicurare una fornitura costante e di una quantità consistente per tutto l'anno in modo da rifornire con continuità gli scaffali di aeroporti e punti vendita vari. Al contrario parecchi produttori milanesi, più piccini, non sarebbero stati all'altezza della sfida. Ma per loro arriverà presto il momento del riscatto: a breve il Comune aprirà un bando riservato esclusivamente a milanesi e, semmai, lombardi, senza fare torti alle pasticcerie che fanno i conti con crisi e diete.
Per ora si cerca di abituare il palato di turisti e milanesi ad assaporare il dolce natalizio in svariate occasioni, così come il progetto originario fortemente voluto dall'ex sindaco Letizia Moratti voleva. «È assolutamente geniale l'idea della fetta di panettone - commenta ora l'assessore all'Urbanistica Lucia De Cesaris - L'iniziativa, avviata nella primavera dello scorso anno, e anticipata dalla distribuzione dei panettoni fasciati di rosso da mezzo chilo lo scorso autunno, ora ha avuto il via ufficiale alla distribuzione, con l'intenzione di coinvolgere il vicesindaco Guida e Milano Ristorazione perché il nostro panettone sia consumato anche nelle scuole». Per la verità anche altri prodotti del Brand Milano restano di importazione extra Milano ed extra Europa ma, assicura l'amministrazione, in occasione del prossimo bando si punterà sui prodotti «made in Italy». Di 51mila euro le royalty attese dal Comune, «che quest'anno pensiamo possano essere superate», ha detto l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso, su 500mila euro di fatturato all'anno. Inoltre si pensa anche ad aprire un negozio del brand. In esposizione ci sarà di tutto: gadget, portachiavi, peluche, felpe con la scritta Milano, caschi per lo scooter con la fascia rossa. E ancora, biciclette hi-tech. «Simboli - spiega D'Alfonso - della creatività, del gusto, della tradizione e della innovazione milanese. E ognuno, cittadini o turisti, potrà con questi oggetti portare con sé un pezzo della città».


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