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Sant’Arsenio, le deliziose creazioni di Arte in Pasticceria conquistano il pubblico. Primo premio all’ebolitano Chiumiento

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Si sono sfidati a colpi di deliziose creazioni natalizie i maestri pasticcieri protagonisti di Arte in Pasticceria 2014. La manifestazione, giunta alla sua quinta edizione, ha raccolto una foltissima partecipazione.
Promotore dell’ormai consueto evento  Casartigiani Salerno, in collaborazione con la Camera di Commercio salernitana ed Centro Commerciale Cassiopea di Sant’Arsenio.
La gara è stata coordinata dal maestro pasticcere Domenico Manfredi della Pasticceria D’Elia di Teggiano. Ad aggiudicarsi la vittoria il maestro Antonio Chiumiento di Eboli.

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Intervista a Davide Verga

22 anni, figlio d'arte, Davide Verga della pasticceria Verga è il Pasticcere Emergente 2015.
Ecco chi è e cosa racconta di sé e della sua professione.



Cioccolato, buona tecnica e tanta passione. Gli ingredienti che hanno permesso a Davide Verga di vincere nel 2012 il Campionato italiano di Pasticceria e Cioccolateria Juniores e, l'anno successivo, il Campionato Mondiale under 23, assieme al collega romano Gian Luca Forino. Davide, pasticcere ventiduenne di Cabiate, ha talento da vendere. Sarà la fortuna di avere un papà come Giorgio, che lo ha avvicinato fin dalla giovane età all'arte pasticcera, saranno i tre anni di alberghiero o i diversi corsi specialistici. Fatto sta che questo giovanissimo pasticcere non accenna a fermarsi. “Crescendo nella pasticceria di famiglia ho scoperto prestissimo la passione per l'arte dolce. Così, dopo aver frequentato l'alberghiero, mi sono iscritto al corso di pasticcera di Cast Alimenti. Avevo solo diciassette anni ed ero l'alunno più giovane”.
Da lì la passione di Davide è cresciuta così come la volontà di studiare e sperimentare: “Ho frequentato vari corsi che toccavano sia il lato artistico sia quello tecnico della disciplina, continuando sempre a lavorare nella pasticceria di famiglia a Cabiate. Nell'ottobre del 2011 ho partecipato a un piccolo concorso a Milano, la award del pasticcere, dove non ho vinto ma almeno ho preso i contatti per poter partecipare (e vincere) al Campionato Italiano di Pasticceria e Cioccolateria Juniores del 2012 e al Campionato Mondiale, sempre di Pasticceria, under 23 dell'anno successivo”. In questa occasione la squadra italiana, composta da Davide e Gian Luca, si aggiudica la vittoria di quattro prove su sei, conquistando così il podio. “Prima di partecipare ci siamo allenati duramente per un anno: abbiamo studiato il regolamento, elaborato le ricette per le prove di degustazione, provato e riprovato le sculture per le prove estetiche, tenendo sempre ben presente il tema del campionato: Il circo del futuro”. La torta proposta per la prova di degustazione era con crema alle mandorle, gelatina di lamponi e amarene, biscotto al cioccolato e cremoso con cioccolato Valrhona fondente al 70%. Il tutto decorato a tema, con un rosso acceso e laccato. Il tocco finale? Una ballerina stilizzata di zucchero (guardare la foto per credere). Oltre alla torta hanno dovuto preparare tre cioccolatini, uno stecco gelato e un dessert a bicchiere. “Per le prove artistiche abbiamo invece costruito una scultura di cioccolato e una di zucchero, entrambe alte un metro e ottanta. Il tutto eseguito in sole quindici ore. È stata un'esperienza fantastica, ho imparato tantissimo e affinato la mia visione della pasticceria, la quale, non è solo tecnica e disciplina ma soprattutto soddisfazione e gioia: soddisfazione di veder realizzato quello che fino a un attimo prima era solo un'idea e gioia nel soddisfare i clienti. La vittoria poi mi ha responsabilizzato ancora di più: un conto è vincere, può essere fortuna, un altro è confermare giorno dopo giorno la vittoria appagando sempre le aspettative dei clienti”. E per far questo ci vogliono determinazione, costanza e tenacia: “Arrivo in pasticceria tutte le mattine alle sei. Per molti può trattarsi di un sacrificio enorme, io, invece, ho imparato a eliminare la parola sacrificio dal vocabolario. So semplicemente che, se faccio questo tutti i giorni, le soddisfazioni prima o poi arrivano e quando arrivano ripagano tutti gli sforzi fatti. Sono queste che spingono a non mollare”.
L'ultima soddisfazione di Davide è l'apertura di una seconda pasticceria a Giussano, in provincia di Monza e Brianza. Un locale ampio, luminoso, aperto sette giorni su sette, dalle 7 alle 21, che è ovviamente pasticceria ma anche cioccolateria, gelateria, punto ristorazione e torrefazione. Il vanto della casa è la Trilogy, eccellente rivisitazione della classica "tre cioccolati". Ed è proprio il cioccolato l'ingrediente indispensabile per Davide: “Ci deve essere sempre. Non solo, deve essere utilizzato in tutte le sue varianti, dal fondente monorigine ai blend. Il cioccolato è quasi il nostro marchio”. Oltre alla Trilogy si possono trovare mille altri dolci. L'ultima creazione? Note d'autunno.“Una torta autunnale che combina differenti gusti tipici di questa stagione: frolla di farina di castagne, cremoso all'infuso di caffè, pan di Spagna alle mandorle con cioccolato a pezzi, marmellata di arance amare e mousse di castagne”.Si parte dalle castagne per tornare nuovamente ai frutti autunnali per eccellenza, in un gioco di gusti e consistenze diversi tra loro. “La pasticceria, oggi, propone strutture e consistenze differenti e gusti delicati. L'obiettivo principale è non stancare alleggerendo, sia il peso specifico sia il gusto. Largo dunque a ingredienti nuovi e a tecniche che richiamano quelle della cucina. Sì, perché i due mondi, pasticceria e cucina, si stanno avvicinando. Non a caso la pasticceria sta cominciando a mettersi in mostra, rincorrendo la cucina e ricorrendo agli stessi metodi, reality in primis. Basti pensare a Bake Off Italia o a Il più grande pasticcere, che hanno il merito di dare visibilità a una disciplina rimasta in secondo piano per troppo tempo”. Una disciplina che vuole prendersi lo spazio che si merita perché è ricerca unita ad attenzione verso le materie prime, è scienza collegata alla creatività, è tecnica inserita in un contesto artistico. E ancora, è precisione nelle tecniche e nelle composizioni finali, poi, diciamolo, fa stare bene e tira su il morale. Non si può definire con una sola parola la pasticceria. Anche se, quando abbiamo chiesto a Davide cosa fosse per lui, ci ha risposto candidamente “la mia vita”.
Per queste ragioni ma soprattutto dopo aver provato le sue creazioni, il Gambero Rosso nella Guida Pasticceri & Pasticcerie 2015 lo premia come Pasticcere Emergente. E lui ringrazia regalando la ricetta della Crostata di Pera & Cioccolato.

Crema alle pere
500 g di pere William sbucciate e detorsolate
50 g di zucchero
Stecca di cannella
Buccia di mezzo limone (solo parte gialla)

Mettere a cuocere per 30 minuti leggermente coperto con acqua. Scolare, lasciar raffreddare e togliere i profumi. Aggiungere 200 g di crema pasticcera e frullare grossolanamente.

Crema pasticcera
200 g di latte
60 g di zucchero
60 g di tuorlo d’uovo
16 g di amido di riso/mais

Scaldare leggermente il latte, unire gli altri ingredienti e cuocere mescolando bene fino a 82° C.

Ganache al cioccolato fondente
100 g di panna
125 g di cioccolato fondente 60%

Portare a bollore la panna e versarla sul cioccolato tritato. Utilizzare circa a 30°C.

Procedimento
Stendere la frolla abbastanza sottile e foderare una tortiera fino a 3 cm di altezza. Riempire con la crema alle pere fino a 2 cm. Cuocere in forno a 170° C per circa 40/50 minuti. Lasciar raffreddare e togliere dallo stampo. Completare versando uno strato di ganache dello spessore di quasi un mm. Lasciar cristallizzare leggermente e servire


Pasticceria Verga | pasticceriaverga.blogspot.com
Sede di Giussano (MB): via Catalani, 110 | tel. 0362.310024
Sede di Cabiate (CO): via V. Emanuele, 30 | tel. 031.768351

a cura di Annalisa Zordan

Guida Pasticceri&Pasticcerie2015 Gambero Rosso | Prezzo: 14,90€ | disponibile in edicola e libreria |

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Gara di torte, il gusto che fa bene(ficenza)



Il bar-pasticceria Cavour di Castronno lancia la sfida alla miglior torta e il ricavato sarà devoluto a favore dell’associazione CAOS e delle donne operate al seno

Crostate di frutta, torte al cioccolato, ciambelle variegate, tiramisù…scatenate la vostra fantasia per creare squisitezze con cui partecipare alla gara di torte indetta per domenica 9 novembre dal bar-pasticceria Cavour di Castronno! A questa dolcissima competizione possono partecipare tutti, anche i bambini, e il ricavato aiuterà le donne ferite dal cancro al seno attraverso l’associazione CAOS onlus (Centro Ascolto Operate al Seno).
Il tumore della mammella rappresenta il 25% di tutti i tumori che colpiscono la popolazione femminile ed è la prima causa di morte per cancro al di sotto dei 55 anni. La Lombardia è una delle regioni con l’incidenza più elevata sul territorio italiano, e la provincia di Varese, con circa 750 nuovi casi ogni anno, è quella in cui si registrano i tassi più elevati.
Per partecipare alla gara di torte basta portare la propria creazione alle ore 15.30 al bar-pasticceria Cavour, in via Cavour 25 a Castronno. L’iscrizione alla competizione costa 10€, ed è previsto un premio per il vincitore.
Per informazioni e iscrizioni ci si può recare al bar Cavour oppure contattare Marzia chiamando al 334 8669022 o scrivendo a calzavara.marzia@gmail.com.

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Intervista a Les Chefs Blancs

Risultati immagini per Scuola di cucina e pasticceria : intervista a Les Chefs Blancs

Salve chi siete e di cosa vi occupate?
Noi siamo Sandro Masci e Giulia Steffanina e 4 anni fa abbiamo fondato a Roma una Scuola di Cucina e di Pasticceria chiamata Les Chefs Blancs.
Sia io che Giulia  abbiamo tanti anni di esperienza sia in cucina che nella docenza e siamo i  resident chef rispettivamente responsabili di tutti i corsi di cucina e di pasticceria.
Il nome della nostra scuola prende spunto dal grandissimo Maestro Escoffier che dichiarava “un bravo chef deve vestire di  bianco e saper cucinare senza sporcarsi” ed è per questo che tutti  nostri allievi hanno la divisa bianca e sono tutti  vestiti di bianco dalla testa ai piedi.
Il nostro direttore didattico è uno dei più grandi chef italiani il Maestro Igles Corelli.


Per i ragazzi che vorrebbero divenire futuri chef che corsi offrite? In cosa consistono?
Per chi decide di voler  intraprendere la professione di chef la nostra scuola offre  corsi professionali di cucina e di pasticceria che, partendo dalle basi, prevedono un percorso formativo completo che va dalle tecniche tradizionali di taglio, cottura, strumentazione e mis en place sino ad utilizzare tutte le più recenti tecnologie  anche grazie all’ausilio dei diversi docenti stellati e/o esperti esterni  che si intervallano durante il corso.
Sia per me che per Giulia sono importante le regole che stanno alla base della professione di chef o di pasticcere e per questo i nostri corsi includono l’insegnamento di come ci si organizza per la linea e di come si lavora in brigata.
I nostri corsi professionali non vengono differenziati in  livelli perché crediamo che i nostri corsi, così come sono strutturati, siano completi e che consentano ai nostri allievi di entrare a lavorare in un ristorante senza alcun problema.
Tutti i nostri corsi sono totalmente pratici ed a numero chiuso – non più di 10 allievi per corso – e comprendono il rilascio dell’attestato HACCP da parte di una società autorizzata al rilascio di tali certificazioni.
I corsi  terminano con un esame finale  che prevede una cena completa per ospiti esterni paganti. Un vero banco di  prova!
I corsi semi professionali invece sono indicati per chi vuole lavorare come personal chef, o per gestire piccoli catering, lavorare in pasticceria o enoteche  e locali non così impegnativi come un ristorante. I corsi semi professionali si svolgono la sera per permettere a chi lavora di parteciparvi.


Quanto durano questi corsi?
I corsi professionali hanno una durata di quasi quattro mesi con incontri due o tre giorni a settimana mentre i corsi semi professionali hanno una stessa durata ma con incontri di una  volta a settimana.
Abbiamo anche corsi amatoriali monotematici che si svolgono sia di mattina che di sera che hanno una durata di 3 ore.


Quanto costano?
I nostri corsi amatoriali costano 60 € ad incontro, i semi professionali di pasticceria e cucina 1.400,00 €, 2.000 € il corso professionale di pasticceria e 4.000 € per il corso professionale chef. Il tutto ovviamente più IVA.


Quanti corsi fate all’anno?
I corsi semi professionali, semi professionali avanzati e professionali hanno una cadenza quadrimestrale pertanto sono 3 corsi all’anno a numero chiuso di massimo 10 allievi a corso. Gli amatoriali invece vengono effettuati giornalmente.


In quanto tempo si impara a divenire un buon chef o pasticciere?
Sono tutti mestieri che si imparano con il tempo e con l’esperienza. Noi forniamo le tecniche, le basi e il mestiere senza che poi il tempo fa il resto.


Potete raccontarci di un’esperienza di un vostro apprendista che ha appreso il mestiere svolgendo un corso da voi?
Ne potremmo raccontare tante. L’ultima è quella di un’allieva del corso professionale di Pasticceria che è arrivata al secondo posto della trasmissione televisiva Bake Off e di un allievo del corso professionale di Cucina che è stato nominato come miglior chef emergente del sud Italia.


Avete avuto allievi che dopo aver conseguito il corso da voi siano andati a lavorare in Australia?
Si, abbiamo avuto due allievi che lavorano in Australia e che sono venuti a fare il corso da noi. Abbiamo anche molti chefs stranieri che vengono da noi per perfezionarsi.


Se qualche lettore alla fine dell’intervista si mostrasse interessato a uno di questi corsi come potrebbe contattarvi per maggiori informazioni?
Ci possono contattare via email a segreteria@leschefsblancs.com o chiamando  06.83396746 o 348.3609695 (anche in inglese).



Organizzate corsi per stranieri?
Certamente sia per gruppi che per singole persone. Organizziamo anche team building per aziende. I corsi sono svolti anche in lingua.


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Sannacchiudere



I sannacchiudere (o "sannacchiudele") sono tipici dolci natalizi appartenenti alla tradizione culinaria della provincia di Taranto.
Il termine ricorda l'espressione "s'hanno a chiudere", cioè "si devono chiudere", da cui alcuni presumono possa derivare, sebbene non vi siano certezze storiche. In particolare, circola da alcuni anni la storia popolare di una donna che, data la povertà del tempo, non aveva ingredienti sufficienti a fare un dolce vero e proprio e così, con alcuni scarti di farina ,alcune uova e ulteriori ingredienti diede vita alla pietanza che non sembrandogli poi tanto buona al primo impatto immerse in miele bollente. Secondo la tradizione appunto i figlioletti della donna li provarono e li trovarono tanto buoni da rischiare di finirli troppo in fretta, e così la madre, riponendoli in un mobiletto della cucina, disse "S'hann' a chiudere".
Un'altra etimologia la ricaviamo dal dialetto locale : "san a u'chiudd'" letteralmente "sana al pescatore" appunto perché tipico dolce preparato secondo la tradizione sotto il natale dalle mogli ai pescatori e tanto buono da curargli tutti i dolori.
Dolce povero fatto di piccole porzioni di pasta fatta con uova, farina, zucchero, essenza di fiori di arancio, scorza di limone grattugiata, vaniglia in polvere, fritte nell'olio e poi affogate nel miele e ricoperti di zuccheri colorati. Molto spesso sono serviti con Cartellate e come questi ultimi vi è una ricetta con il Vincotto ma è poco usata.



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Seada



La seàda (anche sebàda, seatta e sevada in lingua sarda) è un piatto tipico della tradizione sarda a base di semola, formaggio, miele o zucchero come condimento.


Produzione

Piatto di origine spagnola (cebar, in spagnolo, tra gli altri significati ha quello di "cibare, alimentare"; cebada è il participio passato), le seadas vengono prodotte ormai in tutta l'isola, ma quelle artigianali si continuano a fare prevalentemente nelle zone con economia pastorale. Esistono varie interpretazioni della ricetta base, ma i tipi sono sostanzialmente due: con formaggio cotto e con formaggio crudo, quest'ultima è detta a sa mandrona, ossia "in modo pigro". Da qualche anno si stanno diffondendo anche versioni "commerciali" reperibili nelle grandi catene di distribuzione.
Ogni anno viene indetto da Laòre, agenzia per l'attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale appartenente alla Regione Sardegna, un ambìto premio per la migliore seada artigianale.
Secondo alcune testimonianze il termine seada potrebbe anche derivare dal grasso animale che in origine veniva utilizzato per la realizzazione del piatto, vale a dire su ozu seu, ricavato dal grasso degli ovini e non dei suini, come lo strutto (ozu porchinu).


Origine

Essendo le seàda un prodotto a base di formaggio, la loro origine è da ricercare nelle zone dell'isola tradizionalmente legate alla pastorizia, quindi l'area definita ai quattro angoli da Barbagia, Ogliastra, Logudoro e Gallura. La seada è attualmente considerata un dolce anche se in origine rientrava tra le pietanze principali tanto da poter sostituire un secondo.

Ingredienti e preparazione

Preparazione casalinga delle seadas.
Gli ingredienti principali sono: semola, strutto animale, formaggio fresco acido (in logudorese "Casu furriàu", in gallurese, "Pischedda"), miele (o zucchero) ed eventualmente scorza di limone grattugiata.
Il formaggio può essere vaccino, ma la ricetta originale nasce con il formaggio pecorino che risulta ideale nella preparazione di questo piatto. Nel caso si utilizzi il formaggio vaccino, questo va fatto inacidire senza farlo passare per la salamoia, lasciandolo a temperatura ambiente. È acido al punto giusto quando, riscaldato, fila. Per la variante con formaggio cotto, il formaggio va tagliato a scaglie e disciolto in un tegamino con una piccola quantità di latte perché non si attacchi e quindi una volta sciolto va addizionato di scorza di limone grattugiata. Col formaggio si fanno dei dischi di circa 12-15 cm di diametro e 8 mm di altezza. Per la variante con formaggio crudo, quest'ultimo viene grattugiato grossolanamente o più semplicemente tagliato a schegge e addizionato della scorza di limone grattugiata. Si lavora la sfoglia (semola sarda, acqua e strutto) ben fine. Sulla sfoglia si pongono i dischi di formaggio, li si ricopre con un'altra sfoglia e si fanno dei "ravioloni" tondi, con un margine di 4-5 millimetri eccedente il diametro del disco di formaggio, eliminando bene l'aria dall'interno della seada.
una seada pronta per essere consumata.

Consumo

La seada va consumata fresca, prima che la sfoglia si secchi, quindi entro uno-due giorni. Si frigge in abbondante olio, eventualmente capovolgendola a metà cottura, ma è preferibile cuocere la parte superiore versando l'olio sopra con un cucchiaio, facendo molta attenzione a non bucare la sfoglia per evitare che entri l'olio o ne fuoriesca il formaggio fuso. Infine la sfoglia va immersa in miele scaldato in un pentolino sino a diventare liquido e servita su piatto immediatamente, prima che il ripieno si raffreddi e solidifichi.
Si accompagna egregiamente a vini dolci bianchi ed aromatici quali la Malvasia di Bosa, la Vernaccia di Oristano, i vini previsti nel disciplinare Vermentino di Gallura DOCG, il Vermentino di Sardegna, il Moscato di Sardegna e l'Anghelu Ruju[4]. Variante: per cospargere il miele sulle seadas (ammerrare sas seadas) riscaldare il miele con un po' d'acqua in un pentolino capace e quando il miele è in ebollizione immergere ad una ad una le seadas, subito ritirarle e sistemarle a colonna su un piatto da portata, quindi versarvi il resto del miele.


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Strucchi



Gli strucchi sono dei dolci friulani dalla forma di fagottini realizzati con lo stesso ripieno della gubana e originari della zona delle Valli del Natisone. Sono considerati, insieme alla gubana, un dolce tipico delle Valli del Natisone. Il nome e la grafia sono variabili a seconda delle zone friulane e giuliane, possono essere chiamati strucchi, struchi, struki, strucoli o strucoleti. L'etimologia del nome è incerta, anche se lo strudel di mele (Apfelstrudel) è chiamato nella cucina triestina "strucolo de pomi" e quindi la parola potrebbe indicare in generale un dolce col ripieno. In Slovenia sono diffusi con il nome di struklji o struki.
Gli strucchi possono essere fritti oppure lessi (cotti).



Strucchi in una bottega



Nel caso siano fritti, la pasta esterna con la quale vengono realizzati è una pasta frolla. Si realizza una sorta di raviolo con la pasta frolla al centro del quale viene apposto il ripieno.
Nel caso in cui siano cotti, la pasta esterna con la quale sono realizzati è fatta con le patate e il condimento è con burro fuso, zucchero e cannella. Il ripieno sia per gli strucchi cotti che per quelli fritti è variabile ma comprende generalmente noci, nocciole, pinoli, uvetta, scorza di limone, zucchero, grappa.



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Struffoli



Gli struffoli sono dei tipici dolci natalizi della cucina napoletana.


Descrizione

Il dolce è composto da numerosissime palline di pasta (realizzata con farina, uova, strutto, zucchero, un pizzico di sale e liquore all'anice) di non più di 1 cm di diametro, fritte nell'olio o nello strutto e (dopo averle lasciate a raffreddare) avvolte in miele caldo e disposte in un piatto da portata dando loro, in genere, una forma a ciambella; si decora, infine, la composizione con pezzetti di cedro e altra frutta candita, pezzetti di zucchero e confettini colorati (chiamati diavolilli, diavoletti oppure "minulicchi"). Una variante può identificarsi negli struffoli al forno, e cioè con le palline di pasta cotte al forno anziché fritte, più leggere e altrettanto gustose.

Origini

Nonostante la loro tipicità, sembra che gli struffoli non siano stati inventati a Napoli ma che siano stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Peraltro, nella cucina greca esiste ancora una preparazione simile, i loukoumades (ghiottonerie).
Un'ipotesi più probabile sull'origine degli struffoli è di derivazione spagnola. Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli.
Anche l'uso come dolce tipico natalizio sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale.

Etimologia

Il nome dello "struffolo", ossia della singola pallina che compone il dolce, deriverebbe dal greco, precisamente dalla parola στρόγγυλος (stróngylos, pron. "strongoulos" o "stroggulos") che significa "di forma tondeggiante".



Sinonimi

Nelle Marche, Abruzzo, Molise e in alcune zone del Lazio esiste un dolce simile chiamato "cicerchiata"; in Basilicata e Calabria si trova invece la "cicerata".
Nell'area dell'Alto Sangro e della Ciociaria, particolarmente presso la cittadina di Ceccano, con il nome struffoli si intende un dolce tipico carnascialesco diffuso in più parti d'Italia con il nome di castagnole (palline fritte della dimensione di una castagna).
A Taranto e nella provincia vengono chiamati "sannacchiudere", mentre a Lecce "purceḍḍuzzi" (porcellini dolci) detti anche pizzi cunfitti.
A Carloforte, nella provincia di Carbonia-Iglesias (Sardegna), vengono chiamati "giggeri".

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Zeppola

Zeppola di San Giuseppe




Mini zeppola





Con il nome di zeppola (chiamata 'a zeppola , zéppele o "sfinci") si indica un dolce tipico della tradizione pasticcera italiana, preparato con modalità leggermente diverse nelle varie regioni. Nelle regioni dell'Italia centro-meridionale è un dolce tipico della festa di San Giuseppe ed è perciò detta zeppola di San Giuseppe, in altre zone è invece un dolce carnevalesco.
Da notare che in Campania, in particolare nel Cilento, sono chiamate confidenzialmente zeppole un dolce natalizio che non ha nulla a che vedere con questi, infatti il nome più appropriato sarebbe Scauratielli.



Zeppole di San Giuseppe

In Campania

Le zeppole di San Giuseppe sono molto popolari nella zona vesuviana e un tempo erano preparate direttamente nelle strade. Malgrado il nome, non traggono le proprie origini nel comune di San Giuseppe Vesuviano: ci sono varie ipotesi sull'invenzione di questo dolce, riferita sia alle suore di San Gregorio Armeno sia a quelle della Croce di Lucca, sia a quelle dello Splendore, sempre comunque a Napoli. La prima ricetta scritta risale al 1837, nel trattato di cucina napoletana di Ippolito Cavalcanti.
Vengono preparate generalmente nel periodo di San Giuseppe (19 marzo) tanto da essere un dolce tipico della festa del papà. Gli ingredienti principali sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro e l'olio d'oliva, la crema pasticcera, una spolverata di zucchero a velo e le amarene sciroppate per la decorazione. Nella tradizione napoletana esistono due varianti di zeppole di San Giuseppe: fritte e al forno. In entrambi i casi le zeppole hanno forma circolare con un foro centrale dal diametro di 2 cm circa e sono guarnite ricoprendole di crema pasticciera con sopra delle amarene sciroppate. Alcune pasticcerie provvedono anche alla farcitura interna della zeppola con tale crema, discostandosi dalla tradizione. Ultimamente si trovano zeppole ripiene di crema gianduia e panna. Infine questo dolce viene sottoposto a una spolverata di zucchero a velo.


Zeppole in friggitoria
A Napoli viene usato il nome zeppola anche per indicare le pastacresciute, specialità delle friggitorie tipiche, molto diverse e salate. In questa versione, talvolta vengono aggiunti ingredienti come alghe di mare, acciughe salate o cicenielli.


Zeppole itrane

A Itri (LT), con il nome di Zeppola di San Giuseppe si indica una piccola frittella di farina, acqua e lievito di birra, lievitata e poi fritta in olio di oliva e successivamente cosparsa di zucchero o miele. Ne esiste anche una variante più elaborata con l'aggiunta nell'impasto di uova e latte. È uno dei piatti tipici del paese preparati in occasione dei Fuochi di San Giuseppe



Zeppole Pugliesi

Le zeppole vengono preparate per la festa di San Giuseppe e in alcuni paesi dove si preparano le tradizionali "Tavole di San Giuseppe" vengono utilizzate come ultima pietanza, per dolce.
Sebbene negli ultimi anni si sia affermato l'uso di friggere la pasta della zeppola anche usando olio di oliva, la vera zeppola pugliese viene fritta nello strutto.
Nella penisola vengono preparate con acqua, strutto, sale, farina, limone grattugiato e uova, fritte o al forno e decorate con crema pasticcera e crema al cioccolato, oppure due o tre amarene sciroppate. La zeppola fa parte della pasticceria pugliese ed è presente tutto l'anno, con una maggiore produzione nel periodo della festa di San Giuseppe.
Tra le varianti preparate in casa vi sono zeppole intrecciate a forma di "elle" minuscola, fritte e passate ancora calde nello zucchero. Queste zeppole non hanno tipicamente la crema.



Zeppole siciliane

Le Zeppole di San Giuseppe siciliane sono preparate con farina, riso, miele d'arancio e zucchero a velo. Le zeppole, listelli di forma cilindrica lunghi circa 6-8 centimetri, vengono fritte nell'olio bollente e alla fine ricoperte di miele d'arancio e zucchero a velo con cannella.



Zeppole reggine

A Reggio Calabria le zeppole di San Giuseppe (zippuli ca' ricotta) sono dei piccoli bignè preparati con farina, zucchero, uova, vanillina e strutto farciti con ricotta, zucchero, cannella, limone grattugiato e zucchero a velo. Esiste inoltre una variante salata, preparata con patate, farina, lievito di birra e acqua. Possono avere forma di ciambella irregolare o contenere al loro interno acciughe dissalate, baccalà, 'nduja e olive a piacimento. Infine vengono fritte in olio bollente.



Zeppole cosentine

Nella città di Cosenza vengono preparate con margarina o strutto, farina, uova, cotte al forno e successivamente fritte. Vengono poi farcite con crema e si inserisce in un ricciolo di crema una ciliegina carammellata.



Zeppole molisane

Come nella tradizione napoletana, nel Molise vengono cotte sia al forno sia fritte. All'interno si usa esclusivamente crema pasticciera con l'aggiunta di un cucchiaino di marmellata di amarena o amarene intere come finitura. Una volta venivano vendute a pezzo, piuttosto soddisfacente per dimensione; oggi vengono offerte anche nella versione mignon e vendute a peso.



Zeppole teramane

A Teramo città e nelle vallate attigue, dal Gran Sasso fino al mare, nel giorno di San Giuseppe, è tradizione che il pranzo termini gustando una zeppola di San Giuseppe. La zeppola teramana è una sorta di bignè più grande nella forma, con all'interno della crema pasticciera rigorosamente bianca con l'aggiunta di un'amarena.



Zeppole di carnevale

In Sardegna, Marche, Umbria, Campania e altre regioni le zeppole sono un dolce carnevalesco.



Zeppole Sarde o Tzìpulas o Frisgiolas

Is tzìpulas (pronuncia: I' tsippulasa, ma in alcune varianti del sardo, la l cade: i' tsippuasa tranne che in Logudoro dove si chiamano frisgiòlas, nome italianizzato in "zeppole" / "frittelle", costituiscono un dolce tradizionale del carnevale tipico della Sardegna. La ricetta varia da un comune all'altro comune, ma in linea generale ha come ingredienti fondamentali la farina, il lievito e l'acqua, e come elementi eventuali, in alcune varianti, il latte, le uova, il limone, l'arancio, la mozzarella, le patate e nel sassarese l'acquavite o il liquore di anice. Il prodotto si consuma zuccherato o glassato. Un comune dove l'antica tradizione nella preparazione delle zeppole e ben nota è quello di Narbolia, in provincia di Oristano, nella subregione del Montiferru, dove si tiene ogni anno, nel periodo del carnevale, una sagra dedicata a tale dolce, in cui la degustazione è accompagnata dalla presentazione di altri prodotti locali e da festeggiamenti folkloristici.



Zeppole marchigiane

Le zeppole marchigiane hanno sempre forma di ciambella e non sono mai accompagnate da crema o da amarene. Insieme con arancini, frappe, cicerchiata e castagnole compongono il quintetto dei dolci carnevaleschi marchigiani. All'impasto spesso si aggiunge come aroma rum o anice (spesso presente nei dolci marchigiani) e la buccia di limone grattugiata.


Zeppole nocelletesi

Sono un tipico dolce di Carnevale conservato e tramandato per tradizione nei paesi del territorio di Carinola (in provincia di Caserta) e in particolar modo nella frazione di Nocelleto, da cui il nome. Le origini di questo dolce non sono certe, potrebbero essere di epoca romana per composizione della pastella di base - anche se alcuni dei principali ingredienti sono stati nel tempo sostituiti, ad esempio il miele con lo zucchero - o potrebbero essere correlate all'episodio attribuito a Papa Gelasio nel V secolo che, per sfamare i pellegrini francesi giunti a Roma per la festa della Candelora, sancì in un certo senso l'origine ufficiale di una "cugina" della zeppola nocelletese, ovvero la crespella o crêpe, e la sua diffusione. Sta di fatto che ancora oggi la zeppola carinolese viene cucinata in tegame in cotto; questo tegame per la sua forma è comunemente chiamato “ruoto” - ruoto pà 'zeppula - ed ha dimensioni che variano dai 20 ai 30 ai 40 cm di diametro con una serie di forellini concentrici da 1 – 2 mm nella parte centrale ed è rigorosamente costruito a Cascano (l'antica Gallicanum), rinomata per i laboratori e per le fornaci ove lavorare e cuocere la terracotta (famose le anfore per il trasporto del vino Falerno nell'antica Roma). Il dolce originariamente era considerato il “dolce dei poveri” in quanto costituito da ingredienti semplici come farina, acqua, buccia di limone grattugiato, uova, sale e farcito da zucchero; a questi ingredienti nella versione attuale sono stati aggiunti olio extra vergine di oliva, cannella, vaniglia ed anice. Riuscire a preparare, cuocere ed ottenere una zeppola è improbabile se almeno una volta non si è assistito al suo procedimento dal vivo. In particolare la cottura della zeppola avviene in maniera indiretta, per induzione nel “ruoto” di terracotta portato a una specifica temperatura e quindi non per cottura sul fuoco. Il risultato che si ottiene è una sorta di crespella omogeneamente bucherellata come un nido di ape. Una volta solidificato, l'impasto è rimosso dal "ruoto" per guarnirne la superficie con dello zucchero granulare (nelle versioni più moderne anche con marmellata o con crema alla nocciola). Generalmente la zeppola viene mangiata calda e non è tagliata a fette in quanto viene da tradizione piacevolmente “strappata” con le mani.



Zeppola Nocelletesi nel suo particolare "ruoto" di cottura



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Torciglione

Risultati immagini per Torciglione



Il torciglione è un dolce fritto o al forno a base di pasta brioche tipico della città di Messina e della sua provincia, noto anche come torciglione messinese. Può essere ripieno con crema di ricotta e gocce di cioccolato, con crema pasticciera o con crema al cioccolato.


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Tortell






Trancio di tortell






Il tortell o Gâteau des Rois è un dessert tipico della cucina catalana e della cucina occitana con forma di anello o circolare, fatto di pan brioche, pasta sfoglia o qualche altro tipo di pasta e farcito di diversi ingredienti come il marzapane, panna, crema, marmellata, fili di zucca, ecc... che può avere canditi o pignoli, oltre allo zucchero a velo, sopra.
Il tortell è un elemento molto importante della tradizione culinaria della Catalogna, appare in diverse feste durante l'anno. Infatti, praticamente tutte le domeniche lo possiamo trovare in pasticceria; così come in alcune date specifiche, come l'Epifania (6 gennaio) Sant'Antonio Abate (17 gennaio) o Domenica delle Palme. Addirittura, si sono inventati dei nuovi come il tortell di San Cristoforo (10 Luglio), un tortell di marzapane con forma di volante, visto che San Cristoforo è il patrono degli automobilisti.



Tortell de Reies

Il Tortell de Reies, chiamato anche torta dei Re (cake of kings), ha una forma di anello più o meno rotonda o ovale, ma la pasta è la stessa che di una brioche e il ripieno, che è marzapane, è ricoperto completamente, anche sui lati dalla pasta. È decorato con frutta candita (tipicamente ciliegie, arance e pelle d'anguria) e frutta secca (pignoli) e ha due sorprese. Dentro ha un Re di plastica e una fava, chi trova il Re sarà il Re della festa e chi trova la fava dovrà comprare il prossimo tortell. In Catalogna si mangia il tortell solo il giorno di Epifania, dopo pranzo.

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Pavlova

Una pavlova per la cena di Natale decorato con semi di melograno.


La pavlova è una torta della Nuova Zelanda e dell'Australia.
Secondo l'ipotesi più accreditata questo dolce è stato creato nel 1926, dallo chef di un hotel a Wellington, in Nuova Zelanda, in onore della ballerina Anna Pavlova. L'attribuzione dell'invenzione tuttavia non è certa, e alcune ricerche suggeriscono che possa essere nata in Australia nello stesso periodo.
Costituita da un base di meringa, un ripieno di panna e frutta, è un dolce molto appariscente consigliato soprattutto per le grandi occasioni. Gli ingredienti possono variare in base ai gusti personali e alla stagione.


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Frog cake

Frog cake di colore rosa, verde e marrone



Il frog cake è un dessert a forma di testa di rana con la bocca aperta, a base di pan di spagna e crema e ricoperta di glassa. Fu creata dalla pasticceria Balfours nel 1922, ed in breve tempo divenne molto popolare, soprattutto in Australia Meridionale. Originariamente le frog cakes erano disponibile esclusivamente di colore verde, ma col tempo furono aggiunte alle varie opzioni anche frog cake di colore marrone e rosa. Da allora sono state sviluppate numerose varianti, incluse alcune varietà stagionali (come le versioni "pupazzo di neve" e pulcino pasquale"). Il frog cake è stato descritto come "unicamente sud-australiana", al punto di essere impiegata anche nella promozione del turismo. Come riconoscimento della sua importanza culturale per la nazione, nel 2001 il frog cake è stato elencato come una delle icone dell'Australia Meridionale dal National Trust of South Australia.



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Mantecol

Mantecol.jpg



Il Mantecol è un dolce tipico della cucina argentina, una specie di torrone semi-morbido fatto con burro di arachidi.
È stato creato e messo in commercio negli anni quaranta dall'azienda di origine greca Georgalos, che prese l'ispirazione da un dessert della cucina greca, la halva.
Molto popolare in Argentina, dove è consumato specialmente nei mesi più freddi, ma viene consumato anche come dolce tipico natalizio, quindi anche nel mese estivo di dicembre.
Dopo la crisi economica argentina del 2001 l'azienda ha venduto i diritti del dolce alla Cadbury Stani, che ha modificato la ricetta aggiungendo cacao e incluso il grasso al posto del burro. Dal 2008, Georgalos ha potuto re-intraprendere la produzione con la ricetta originale, sotto il marchio "Nücrem".


Ingredienti

La ricetta originale contiene i seguenti ingredienti:
  • burro di arachidi;
  • farina di frumento 000;
  • semolino;
  • noci intere;
  • purè di arachidi;
  • latte fresco;
  • acqua di rose;
  • zucchero a velo.



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Torta Bertolina

Una torta Bertolina


La torta Bertolina (denominata più comunemente solo Bertolina, dialetto cremasco: Bertulina) è un dolce tipico autunnale dell'area cremasca. Ha forma cilindrica, ma in alcuni casi anche pezzata, specie se venduta presso gli esercizi alimentari; ha un colore marroncino e, appena sfornata, produce un intenso profumo di uva fragola. La crosta non è uniforme e bucherellata. Può avere delle varianti, specie a livello di produzione familiare.
Le origini sono incerte, ma probabilmente vanno collocate temporalmente a dopo il 1800: le prime notizie sull'uva fragola, importata dall'America, risalgono ai principi del XIX secolo e forse è stata successivamente ibridata con la vite comune.


Ingredienti

  • Farina 0.
  • Farina di mais.
  • Zucchero.
  • Zucchero a velo.
  • Burro.
  • Olio.
  • Uova.
  • Vaniglia.
  • Uva fragola (detta anche uva americana).
  • Lievito di birra.

La Sagra della Bertolina

Ogni anno, nel mese di settembre, si allestisce a Crema la Sagra della Bertolina; in piazza Duomo è possibile degustare la torta.




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Nutella cookies



I Biscotti di Pasta Frolla con Nutella sono un'idea gustosa per iniziare con energia la tua giornata.
Questa ricetta unisce la bontà della Nutella alla facilità della pasta frolla così da ottenere degli squisiti biscotti da conservare per le situazioni più diverse. Per la prima colazione innanzitutto ma anche per un elegante tè.
Prova poi a dargli una bella forma tondeggiante: il risultato sarà ancor più di soddisfazione. E che dire del ripieno? Una vera...sorpresa!
Puoi presentare questi biscotti spolverizzati con lo zucchero a velo o con del cacao. Oppure puoi incartarli con della carta trasparente e un nastro colorato e regalarli a qualcuno (raddoppia però le dosi, così potrai gustarti quelli che avanzano...).

 
INGREDIENTI

- 100 gr. Farina
- 1 pizzico Sale
- 50 gr. Burro
- 40 gr. Zucchero a Velo
- 1 Tuorlo
- Nutella qb.



COME PREPARARE i Biscotti di Pasta Frolla con Nutella
  1. Prepara la pasta frolla con le dosi indicate qui sopra.
  2. Stendi l'impasto, su un piano infarinato dopo averlo lasciato riposare in frigorifero.
  3. Ritaglia con un bicchiere dei dischi di circa 5mm di altezza.
  4. Metti un cucchiaio di Nutella al centro di ogni dischetto.
  5. Copri con un altro disco e sigilla i lati con i rebbi di una forchetta.
  6. Metti i biscotti su una teglia coperta di carta da forno.
  7. Inforna a 180° per 12 minuti.



I MIEI CONSIGLI
  • Servi questi biscotti spolverizzati con dello zucchero a velo oppure decorati con ciuffetti di panna montata.
  • La cottura dipende molto da forno a forno, presta attenzione e tirali fuori quando saranno leggermente dorati.
  • Come alternativa puoi farcire questi biscotti anche con la marmellata o la crema pasticcera se non ami la nutella.


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Kinder fetta al latte!!




Per l'impasto:
3 uova, 125 ml di panna fresca, 125 g di zucchero, 125 g di farina 00, 1/2 bustina di lievito per dolci, 40 g di cacao amaro.


Per la farcitura:
125 ml di panna fresca, 250 g di mascarpone, 40 g di miele.


Procedimento:
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere la panna fresca liquida e mescolare, unire la farina con il lievito e il cacao setacciato poco per volta, fino ad amalgamare bene il tutto.
Stendere l'impasto su una placca da forno, piuttosto grande, foderata di carta forno, livellando uno strato uniforme.
Cuocere per 20 minuti a 180 gradi (controllare spesso perchè si brucia subito).
Nel frattempo, per la farcitura, montare a neve la panna fredda, a parte mescolare bene il mascarpone con il miele, poi incorporare la panna montata, mescolando delicatamente.
Dividere a metà la base di torta e farcire una metà, spalmando uno bello strato di crema. Richiudere con l' altra metà e mettere nel freezer per almeno 4 ore..


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Pasticciotto

pasticciotti leccesi mignon


Il pasticciotto è un dolce tipico della zona del Salento in Puglia, composto da pasta frolla farcita di crema pasticcera e cotto in forno.
La nascita del pasticciotto risale almeno all'inizio del Settecento, e da allora ad oggi sono state proposte tante varianti a questo dolce che ha contribuito a rendere famosa la tipica cucina salentina. Spennellato di albume d'uovo prima della cottura in forno, il pasticciotto raggiunge la sua tipica doratura ambrata e lucida. Va consumato ancora caldo per rendere al palato tutte le migliori peculiarità del suo sapore: il profumo della crema e la consistenza della pasta frolla appena sfornata.
La tradizionalità del prodotto è assicurata dalla provenienza locale delle materie prime e dal metodo di produzione che avviene secondo tradizioni familiari che ne conservano tutte le caratteristiche qualitative. È tipica abitudine dei salentini consumare questo dolce appena sfornato e ancora caldo durante le prime ore della giornata per la prima colazione.


Varianti

Oltre ad essere preparato nella sua classica forma di un piccolo tortino ovale, esiste anche nella forma di una torta rotonda, la torta pasticciotto che è molto simile alla torta basca (o pastel vasco o gateau basque), dolce tipico dei Paesi Baschi. Di questa torta esiste anche una variante napoletana, il pasticciotto napoletano nel ripieno del quale è presente anche dell'amarena oltre alla classica crema.
Inoltre oggi si trovano in commercio anche il pasticciotto profumato all'arancia, il pasticciotto con crema pasticcera e marmellata di amarene, il pasticciotto con crema al cioccolato e il pasticciotto nero di pasta folla al cacao con all'interno o crema gianduia o crema al cioccolato o crema pasticcera e pezzetti di cioccolato.
Derivato del pasticciotto invece è il fruttone, composto da una base di pasta frolla ripiena di pasta di mandorle fresca e marmellata (di mele cotogne nella versione classica oppure di altra frutta) e il tutto ricoperto da uno strato di cioccolato fondente. A differenza del pasticciotto, il fruttone va servito freddo. Anche del fruttone esiste la versione a torta.


Cenni storici

La prima fonte documentale che testimonia dell'esistenza del pasticciotto nella foggia corrente risale al 1707: come si scopre nell'archivio della Curia Vescovile di Nardò, nell'inventario redatto il 27 luglio 1707 in occasione della morte di Mons. Orazio Fortunato, tra le altre masserizie compaiono: «barchiglie di rame da far pasticciotto numero otto».
Trascurando quanto sopra, la tradizione invece colloca la nascita del pasticciotto nel 1745 a Galatina nella bottega pasticciera della famiglia Ascalone durante le festività di San Paolo, guaritore delle tarantate. Secondo questa versione, Nicola Ascalone si arrovellava per inventare una novità che potesse risollevare la critica situazione economica della bottega e tra una torta e un dolce si ritrovò un impasto e un po' di crema non sufficienti per cuocere un'altra torta. Decise allora di utilizzare questi resti ponendoli in un piccolo recipiente di rame facendone una piccolissima torta di crema che lui stesso definì un pasticcio. Mise ugualmente il pasticcio nel forno e lo regalò ancora caldo a un passante. I complimenti e le lodi si sprecarono. Il pasticcio risultò veramente ottimo e l'uomo ne volle qualcuno da portare in famiglia. Nacque così il "pasticciotto de Lu Scalone". Il successo fu immediato e la voce si sparse in provincia. Il pasticciotto divenne da quel giorno un dolce tipico del Salento.
La città di Lecce lo ha riconosciuto come dolce tipico leccese ed è presente nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali redatto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ai sensi dell'art. 8 del D.Lgs. 30 aprile 1998, n. 173).

Curiosità

  • Oggi il termine pasticciotto è anche usato per definire un uomo dai modi pacati e un po' sovrappeso.
  • La materia grassa per l'impasto della pasta frolla deve essere rigorosamente lo strutto e non margarina o burro, in quanto all'epoca della sua nascita, alla fine del Settecento, i prodotti che venivano usati dai contadini e dalle massaie, erano quelli che si producevano in casa, uova, farina, latte, ed avendo maiali appunto lo strutto.
  • Si dice che il pasticciotto al gusto di crema al limone fosse uno dei dolci preferiti del cantante Frank Sinatra. Il fatto è citato anche in una puntata del reality Il boss delle torte.



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Wagashi

Dei wagashi


Il wagashi (和菓子) è un dolce tradizionale giapponese che viene spesso servito con il tè verde nella cerimonia del tè.
Gli ingredienti di base sono lo zucchero di canna, i fagioli azuki (o la loro pasta, chiamata anko o an) e la farina di riso o di grano, nonché il kudzu o l'agar-agar per le gelatine.
Il wagashi è tipicamente prodotto con ingredienti (specialmente piante) naturali.
Generalmente, i dolci che furono introdotti dall'est dopo il Rinnovamento Meiji (1868) non sono considerati wagashi.


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Torta degli addobbi

Torta di riso.jpg


La torta degli addobbi (detta più semplicemente torta di riso) è un tipico dolce che appartiene alla tradizione culinaria bolognese. Veniva tradizionalmente preparato durante la "Festa degli addobbi", festa istituita fin dal XVII secolo per il decennale di una parrocchia in cui era uso esporre alle finestre, in segno di festa, dei drappi colorati. In tale occasione le case dei parrocchiani erano aperte alle visite di vicini e conoscenti e agli ospiti si offriva questa torta. Si preparava allora la "torta di riso" che veniva offerta tagliata in piccoli rombi, ciascuno sormontato da uno stuzzicadenti. Negli Addobbi o Corpus Domini "si portava in processione l'immagine del Corpus Domini: questa festa veniva celebrata ogni 10 anni nelle parrocchie in città, mentre in campagna ogni paese veniva diviso in 4 quartieri e ogni quartiere festeggiava una volta ogni 4 anni, a rotazione" (Babette, in "La cucina della Prateria bolognese")


Ricetta

(Depositata alla Camera di Commercio dell'Accademia italiana della cucina di "Bologna dei Bentivoglio" il 14 dicembre 2005)

Ingredienti

  • 1 litro di latte
  • 300 g di riso
  • 100 g di zucchero caramellato
  • 150 g di zucchero vanigliato
  • 4 tuorli d'uovo
  • 2 uova intere
  • 250 g di mandorle
  • 100 g di cedro candito
  • un bicchierino di liquore mandorla amara, cannella, chiodi di garofano
  • buccia grattata di un limone
  • pizzico di sale
  • facoltativo: 4-6 amaretti


Far bollire il latte, aggiungere il riso, la scorza grattata di limone, il pizzico di sale, lo zucchero vanigliato. Far cuocere il riso facendo assorbire quasi completamente il latte. Far raffreddare in una terrina il riso per far assorbire il latte rimasto dalla cottura. Nel frattempo sbattere le uova con lo zucchero caramellato (si può montare a neve l'albume a parte), incorporate le mandorle tritate, il cedro candito tagliato a cerchietti (per chi usa gli amaretti aggiungerli frantumati finemente); amalgamare il tutto con il liquore di mandorle amare. Mettere tutto in uno stampo imburrato e spolverato con pan grattato; l'impasto deve essere di 3-4 cm. Cuocere in forno scaldato a 180° per 20 minuti, poi abbassare a 150° e cuocere per altri 40-45 minuti. Come si forma una crosticina bionda e croccante togliere dal forno, lasciare intiepidire e bagnare con liquore dopo aver fatto dei forellini con uno stecchino. Togliere dalla teglia, tagliare la torta rigorosamente a losanghe e servirla.


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Babka

Babka, Múnich, Alemania, 2013-04-01, DD 01.JPG


La babka, o bobka, conosciuta anche come baba, è una torta lievitata.


Versione cristiana

La babka è una torta spugnosa, dall'impasto simile a quello delle brioche, prodotta soprattutto nell'Europa orientale. Di solito non ha alcun ripieno, ma viene ricoperta con una glassa alla vaniglia o al cioccolato e decorata con mandorle o frutta candita, o anche con l'aggiunta di rum.
Viene preparata tradizionalmente per la domenica di Pasqua in Polonia, Bulgaria, Macedonia, Albania e Ucraina e per le principali festività (Natale, Pasqua, Capodanno, Pentecoste) in Romania.


Versione ebraica

Un'altra versione della babka è associata alla tradizione della Pasqua dell'ebraismo est europeo. Questa babka viene realizzata con due strati intrecciati di pasta, e cucinata in una teglia alta da pane. Invece della frutta, in questo caso l'impasto può contenere cannella o cioccolato. La babka viene di solito riempita con la streusel. Un dolce simile chiamato kokosh è altrettanto famoso nella pasticceria ebraica. Anche il kokosh ha le varianti con cannella o cioccolato, ma è più basso e largo della babka, e non viene né intrecciato né riempito con la streusel.
Babka di questo tipo sono diventate popolari nelle città dell'America del Nord con una numerosa presenza ebraica, fra cui Montréal, New York, Chicago, Miami e Toronto.
C'è inoltre una variante ebraica dell'Est Europa che viene preparata durante la Pasqua ebraica al posto del pane. In genere questa versione non è dolce e viene cucinata con pane azzimo sbriciolato, uova e sale. Alcuni ebrei polacchi chiamano delle frittelle simili ai pancake, fatte con questi ingredienti, bubbeleh, nome simile a babka.


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Torta Barozzi

Torta Barozzi.jpg




«...Si presenta come una piccola zolla di terra e come una zolla si sbriciola... È un incantevole mistero fatto di mille aromi che confondono il palato in una sinfonia di dolcezza... »
(Michele Serra)


Storia

Venne creata, col nome di "torta nera", alla fine del XIX secolo da Eugenio Gollini, il quale nel 1887 aveva aperto una pasticceria nel cuore della cittadina modenese.
Si racconta che Gollini amasse sperimentare dolci complessi, perfezionando le sue creazioni di giorno in giorno. Finalmente la Torta nera venne definita nella sua attuale ricetta, divenendo nel giro di poco tempo uno dei simboli di Vignola, come la Rocca o il Palazzo Boncompagni. La Pasticceria iniziò ad essere frequentata non solamente dai vignolesi, ma anche da persone venute da fuori per assaggiare la famosa torta.
Nel 1907, durante il quarto centenario della nascita di Jacopo Barozzi, detto "il Vignola", venne ribattezzata in "Pasta Barozzi", che divenne in seguito "Torta Barozzi".


Marchio

Nel 1948 il nome della "Torta Barozzi" venne tutelato da Eugenio Gollini, omonimo nipote dell’inventore, che ne registrò il nome ed il marchio, regolarmente rinnovato ogni vent’anni. Per la storia del prodotto, e per quest’ultimo motivo, più che di dolce tradizionale, si può parlare di “dolce storico” di Vignola, pur essendo una delle ricette più comunemente imitate nelle case di tutta la zona del modenese.


Fama

L’originalità della ricetta consiste in una sapiente proporzione di arachidi (l’ingrediente principale della torta), mandorle, cacao e caffè, anche se gli esatti quantitativi ed il preciso metodo di preparazione rimangono tutt’oggi un segreto custodito gelosamente dagli eredi di Gollini.
Il nome della torta è andato rapidamente diffondendosi in tutta la provincia e anche in buona parte della regione. Numerose sono le famiglie modenesi che vantano di essere in possesso di ricette, anch’esse rigorosamente "segrete", più o meno simili all'originale Torta Barozzi. Anche le pasticcerie di quasi tutta la zona generalmente vendono preparazioni molto simili, ma mai esattamente identiche, vendute solitamente come "torta TIPO Barozzi", per ovvi motivi di marchio, e lo stesso avviene anche nei ristoranti. Negli ultimi anni anche le gelaterie hanno incominciato a produrre il gusto "torta Barozzi".
Nel film TV Solo desserts, girato nel 2004 dal regista inglese Kevin Connor, il protagonista è un cuoco del Bronx, di origine italiana, che partecipa ad una gara di cucina per salvare la pasticceria di famiglia. Vincerà grazie alla sua preparazione della torta Barozzi e alla fiducia in sé stesso.


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Pignolata al miele

un dolce molto simile

La pignolata al miele è un dolce tipico di alcune zone del meridione d'Italia, principalmente della Calabria e della Sicilia dove vi sono due versioni conosciute come Pignoccata e Pignolata glassata. È molto simile agli struffoli, da cui differisce per la forma a pigna e perché è fritta nello strutto, presente anche nell'impasto. Tradizionalmente viene usata in occasione delle feste Natalizie e di Carnevale.

Caratteristiche

Il dolce è fatto da pallini di pasta fritti e coperti di miele. A Reggio Calabria viene presentato in forma di pigna, da cui trae il nome. Di recente si usa aggiungere zucchero colorato per decorare il dolce.
Secondo uno studio recente il dolce può farsi risalire ai rituali molto antichi di età pagana, precedenti ai saturnali, quando gli uomini usavano festeggiare l'inizio della primavera travestendosi da animali, orso, lupo, cervo etc. abbandonandosi a grandi mangiate e bevute, feste che hanno dato origine al carnevale, trasferitosi poi in età cristiana. In quelle occasioni un dolce ricoperto di miele ed a forma di pigna simboleggiava il risveglio della foresta.

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