RSS

Baxin d'Albenga

Baxin.jpg

Il Baxin d'Albenga è un dolce tipico della zona albenganese, in Liguria. Sono dei dolci fatti con farina e zucchero e aromatizzati da chiodi di garofano, cannella, e scorza di limone.
È un dolce molto antico, già in epoca settecentesca veniva prodotto e venduto dai frati benedettini liguri. L'origine dei Baxin si perde nel passato. Sono nati da un errore di ricetta di un altro dolce simile, attorno appunto alla fine del Settecento.
I Baxin sono composti da pochi ingredienti. Non contengono burro, uova, conservanti. La loro semplicità li ha resi abbastanza famosi. Il loro aroma risulta di zucchero, miele, limone, con un accento marcato di finocchio selvatico.
I Baxin possono essere accompagnati con vino bianco, rosso oppure marsalato.

Vengono comunemente scambiati coi Baci di Alassio, cui differiscono in tante caratteristiche. I Baci di Alassio sono costituiti infatti da farina di nocciole e cioccolato, e hanno un colore nero, a differenza dei Baxin che sono bianco-giallognoli.


  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Lu serpe

Risultati immagini per Lu serpe


La Serpe, anche chiamata Lu serpe o il serpe è un dolce natalizio tipico marchigiano, noto in particolare nel fermano e nel maceratese, composto da una frolla esterna ed un ripieno di cioccolato, estesi in modo da ricordare la forma di un serpente.
Questo dolce è preparato in modo del tutto artigianale seguendo due varianti principali: nella prima è di colore bianco (versione tipica del paese di Monte San Pietrangeli e dintorni), nella seconda è di colore scuro (versione tipica del paese di Falerone e dintorni). È tipico anche della cittadina di Cingoli.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Macafame

Fetta di torta Macafame


Il Macafame (anche chiamato Maccafame o Bacafame) è una preparazione solitamente dolce tipica della zona di Vicenza a base di ingredienti “poveri” come pane, latte, uova e miele.
Come il nome stesso fa intuire "ammacca la fame" perché una fetta è più che sufficiente per una colazione o un corposo spuntino.
Cotto nelle stufe delle case contadine e venduto nelle osterie, il dolce nasce principalmente dall'esigenza di un ambiente rurale povero di utilizzare gli avanzi al meglio, ed è preparato in numerose varianti: si possono aggiungere svariati ingredienti come ad esempio uvetta, mandorle, nocciole, pinoli o gocce di cioccolata.



  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Maccheroni con le noci



I maccheroni dolci con le noci, nella cucina viterbese e umbra, sono un tipico dolce festivo natalizio (dalla vigilia di Natale all'Epifania), talvolta preparato anche per Tutti i Santi e per la festa dei Morti.
Si tratta di una normale pastasciutta condita, però, in modo da avere un deciso sapore dolce e da consumarsi fredda. Può essere pasticciata oppure compressa in una sorta di timballo preparato quando la pasta è ancora molto calda.
Viene preparata con maltagliati, lasagne, reginette, strangozzi o con una pasta comunque lunga non all'uovo. Dopo la lessatura si condisce con un impasto a base di gherigli di noci tritati, pangrattato, zucchero e cannella a cui si possono aggiungere rum, mistrà o cacao.
Presenti anche nella cucina marchigiana, sono però tipici della Tuscia, dove vengono conditi, oltre ai prodotti di base già detti, anche nei modi più fantasiosi, p.es. con pane al miele o ciambelline al vino grattati, scaglie di cioccolato fondente, caramelline decorative ecc. Il durissimo pane al miele, di più antica tradizione e appositamente preparato con farina, olio d'oliva e miele quanto basta ad ottenere un impasto, ha oggi un uso più limitato rispetto alle ciambelline e sono state introdotte anche paste lunghe all'uovo.




  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Mandorla riccia di Francavilla Fontana


La Mandorla riccia di Francavilla Fontana è un dolce prodotto esclusivamente nel territorio del comune di Francavilla Fontana, riconosciuto Prodotto Agroalimentare Tradizionale pugliese dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Inoltre nel 1912 ha meritato la Medaglia d'Oro alla "Fiera dei Sapori" di Parigi e da allora, soprattutto in questi ultimi anni, gli artigiani francavillesi auspicano di ottenere ulteriori e maggiori riconoscimenti per la qualità e genuinità del loro prodotto.
La ricetta è stata recentemente registrata con atto pubblico e otterrà a breve la denominazione d'origine.


Caratteristiche

Si tratta di un dolce di mandorle dure dolci di 1º grado, dalla forma ovoidale, riccia, della grandezza di circa 2 cm, di colore bianco. Ha un sapore dolce ed una consistenza tenera all'esterno e più dura all'interno.


Preparazione

Si fanno dorare le mandorle in teglia, nel forno a legna. Ancora calde si incamiciano di zucchero oscillandole per 1 ora. Si ottiene la ricciatura oscillandole ancora per 2 ore. Infine si versa la glassa con aggiunta di limone e vaniglia.
È preferibile conservare le mandorle ricce in vasetti di vetro o di ceramica a chiusura ermetica.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Mandorlato

Risultati immagini per Mandorlato



Il mandorlato è un dolce prodotto nella zona di Cologna Veneta, tipico delle feste natalizie, prodotto con quattro ingredienti: miele, zucchero, albume d'uovo e mandorle.


Storia

Non è nota la data certa dell'invenzione di questo dolce. È credibile che il mandorlato fosse conosciuto ed apprezzato già al tempo della Serenissima Repubblica: Cologna (dal 1406 al 1797) era considerata parte integrante del 'Dogado' veneziano. Un primo riferimento al mandorlato è contenuto nel testo di Lodovico Dolce nel 1540. Così come nel 1564 un nobile vicentino della famiglia Monza lasciava scritto, nel suo ‘libro-giornale', di aver speso «A dì 21 decembrio, L. 4 e s. 16 in quattro scatole de mandolàto». Alvise Zorzi, scrittore e nobile veneziano, scriveva nel suo libro: La vita quotidiana a Venezia nel secolo di Tiziano: «Nel Cinquecento c'erano altri doni consuetudinari: la focaccia del giorno di Pasqua, il Mandorlato e la mostarda di Natale, i marroni e la cotognata del giorno di S. Martino».
L'autore riferisce che tale notizia proviene da quanto riportava Pompeo G. Molmenti nella sua Storia di Venezia nella vita privata... che a sua volta riprendeva quanto aveva esposto Samuele Romanin, in una nota, nella sua Storia documentata di Venezia: Avea certi cibi in giorni segnalati, come le anguille, il salmone, i cavoli crespi, la mostarda, il mandorlato alla sera della vigilia di Natale; le paste dette raffioli, la gallina d'India, il fior di latte (panna) negli ultimi giorni di Carnovale; la cece il primo giorno di quaresima; l'agnello e la focaccia a Pasqua, l'anitra al primo d'agosto, la pasta detta le fave il dì de' morti ecc. Caratteristica che distingue il mandorlato dagli altri tipi di torrone è l'estrema durezza e friabilità. Queste caratteristiche sono descritte già in una lettera, del 1778, che racconta di un episodio occorso ad un ex-Gesuita. Giulio Cardo, altro noto storico colognese, così annotava: «sec. XIX - Finco dr. Antonio di Giovanni Battista, fu uomo molto versato nella scienza, specialmente nella chimica e nella botanica. Inventò una ricetta con cui si confeziona, ancor oggi, una qualità di Mandorlato ricercatissimo».
La produzione moderna del mandorlato ha avuto inizio nel 1852 con Italo Marani. Nel 1905 il Mandorlato arrivò anche dentro le mura leonine di Roma, nelle mani del Santo Padre Pio X; il fatto è testimoniato da una lettera di ringraziamento che mons. Giovanni Bressan - segretario particolare di Sua Santità - inviava al colognese Garzotto Rocco. La notizia la si trova nella pubblicazione Cologna Veneta: storia, arte, testimonianze - in Appendice - di Leone Simonato. Oggi sono diverse le ditte che lo producono, sia industrialmente che artigianalmente. La presenza sia in Spagna che in Sicilia di dolci con i medesimi ingredienti (zucchero, miele, albume d'uovo e mandorle), ma con modalità di cotture molto differenziate lascia trasparire che potrebbe trattarsi di rielaborazione di antiche ricette arabe; nei luoghi conquistati o frequentati hanno sicuramente lasciato tracce delle loro tradizioni gastronomiche.


Ingredienti e ricetta

Quattro sono gli ingredienti tipici per la sua fabbricazione: mandorle, miele, zucchero e albume d'uovo. Il dosaggio e la precisa osservanza degli intervalli stabiliti per immettere i vari ingredienti, sono indispensabili; nel calderone vanno inseriti con il seguente ordine: miele, zucchero, albume e le mandorle, senza dimenticare, infine, la temperatura che deve essere costante per tutte le otto ore circa occorrenti per una perfetta cottura. Di seguito la ricetta artigianale completa di una delle più antiche famiglie produttrici di mandorlato di Cologna Veneta: "riscaldare il miele a fuoco moderatissimo, sempre rimescolando per circa trenta minuti, lasciare intiepidire per altri trenta minuti, aggiungere una parte degli albumi montati a neve. Far riposare e riscaldare. Ripetere l'operazione con l'altra parte degli albumi montati a neve. Aggiungere le mandorle. Mescolare molto bene e poi versare in un recipiente basso e largo, foderato di cialde (ostie) bianche. A freddo, si spacca a pezzetti."



La festa del mandorlato

Cologna Veneta, ogni anno - a dicembre - in concomitanza con la festa dell'Immacolata Concezione festeggia con una propria fiera la produzione pluricentenaria di questo dolce tipico. L'anno 2014 ha visto la 30ª Festa del Mandorlato.



  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Mandorlini del ponte

Risultati immagini per Mandorlini del ponte


I mandorlini del ponte (mandurlin dal pont in dialetto ferrarese) sono un dolce tipico di Pontelagoscuro, frazione di Ferrara. Come suggerito dal nome, sono dolcetti a base di mandorle, albume d'uovo, zucchero e farina che, una volta infornati, prendono la forma di piccoli biscotti irregolari.
La loro origine prevede due interpretazioni: secondo alcuni sono stati creati nel 1857 in onore della visita di Papa Pio IX mentre, secondo altri, sarebbero nati agli inizi del 900 dall'idea di un garzone di una gelateria che pensò di riutilizzare gli albumi d'uovo rimasti per la loro preparazione.
Secondo la tradizione locale la vera ricetta dei mandorlini apparterrebbe ancora oggi a una pasticceria di Pontelagoscuro, sebbene essi vengano prodotti e commercializzati anche a Ferrara e in tutta la provincia.
Essi sono anche stati inseriti nell'elenco dei P.A.T. dell'Emilia Romagna.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Maritozzo

Risultati immagini per Maritozzo


Il maritozzo è un dolce tipico del Lazio, in particolar modo della città di Roma. Consiste in una piccola pagnotta impastata con farina, uova, miele, burro e sale che, tagliata in due longitudinalmente, è solitamente farcita con abbondante panna montata. La ricetta avrebbe origini che risalgono sino all'antica Roma. Tradizionalmente, il maritozzo veniva arricchito anche con pinoli, uva e scorzetta d'arancia candita.
Il nome deriverebbe dall'usanza di offrire questo dolce alla propria fidanzata: le future spose che lo ricevevano in dono solevano appunto definire il donante «maritozzo», vezzeggiativo popolare e burlesco di «marito». Il dolce poteva, in tali occasioni, celare al suo interno anche doni per l'amata come un anello o un piccolo gioiello.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Marmellata di castagne



La marmellata di castagne (o confettura di marroni, o marronata, o marronita) è una crema dolce spalmabile ottenuta da una lunga lavorazione delle castagne.
Spesso è aromatizzata alla vaniglia e può anche contenere alcune tracce di liquore.
È in genere conosciuta anche come crema di marroni, nome però che secondo alcuni indicherebbe piuttosto la crema ottenuta da una lavorazione di pezzettoni di marron glacé.

Riconoscimenti

La marmellata di castagne è stata registrata come prodotto agroalimentare tradizionale dal Lazio. Le Marche hanno invece registrato la composta di castagne.


  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Marron glacé

Marrons glacés


I marron glacé sono una particolare lavorazione pasticcera della castagna (in particolare della varietà denominata marrone) sciroppata e poi coperta da una glassa di zucchero. La realizzazione dura più giorni durante i quali il frutto viene immerso in sciroppi di concentrazione crescente, La lavorazione è complicata dal rischio di rompere il dolce durante i vari passaggi.


Storia



Marrons glacés



Le origini del marron glacé sono a tutt'oggi poco chiare: secondo alcuni la nascita del marron glacé avviene intorno al Cinquecento (grazie ad una maggiore disponibilità dello zucchero) nel Cuneese, dove si raccoglievano (e si raccolgono tuttora, per essere esportati in tutt'Europa) grandi quantità di castagne. Sembra, secondo questa tesi, che i marron glacé furono inventati da un cuoco di corte del Duca di Savoia Carlo Emanuele I (1562-1630). La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese, stampato a Torino nel 1790.
La seconda teoria afferma che il marron glacé potrebbe aver avuto origine, sempre nel XVI sec., a Lione.


Preparazione

La preparazione del marron glacé dura svariati giorni. I frutti, già selezionati in base al diametro, vengono inizialmente immersi in acqua per nove giorni (novena) al fine di completare la maturazione e di facilitare la successiva pelatura. Questa avviene praticando una piccola incisione sulla buccia e sottoponendo il frutto a un getto di vapore.
Il marrone viene quindi cotto in acqua, e l'acqua di cottura (insieme a saccarosio e vaniglia) farà da base per la successiva canditura con sciroppo di zucchero scaldato progressivamente fino a raggiungere i 70 °C. Affinché il risultato acquisti una morbidezza adeguata, la canditura deve durare una settimana circa. Quando il marrone è candito (ovvero saturo di zucchero), esso viene posto a scolare per almeno 24 ore su griglie.
La fase finale, la glassatura, prevede di stendere la glassa (preparata con zucchero a velo e acqua e lasciata riposare per 24 ore) sul marrone candito, e di trasferire il dolce in forno per breve tempo al fine di far cristallizzare la glassa e darle il tipico aspetto traslucido.




  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Basìn de Sundri

Risultati immagini per Basìn de Sundri


I basìn de Sundri nascono in Valtellina nel '800 come versione economica della bisciola (tipico pane dolce valtellinese con fichi secchi e noci), hanno forma e peso ridotti (grandi quanto un odierno panino mignon). Gli ingredienti sono ancora molto poveri, solo dopo la prima guerra mondiale vengono prodotti come biscotti secchi da pasticceria. Non riscontrando successo commerciale i basìn de Sundri vennero accantonati. È solo negli ultimi decenni che viene recuperata la ricetta originale da parte di un forno di Sondrio che ne arricchisce gli ingredienti ai gusti odierni registrandone poi il prodotto e il marchio.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Mastazzoli

Mastazzoli dolce tipico della Cucina siciliana.


I mastazzoli detti in dialetto mastazzola, sono dei tipici dolci siciliani, più precisamente della zona etnea e della provincia di Catania


Cenni storici

Dolce consumato già all'epoca del Regno delle Due Sicilie. Veniva servito in occasione di feste, da quella del Santo Patrono arrivando al matrimonio, ma anche . Veniva consumato anche come rito propiziatorio del raccolto annuale. Si tramandano le sue proprietà salutari.


Preparazione

Viene tritata la polpa dei ficodindia dell'Etna, il tutto amalgamato e poi fatto bollire fino ad ottenere un impasto caramellato, il preparato viene fatto essiccare al sole per alcuni giorni. Si serve con noci tritate e zucchero a velo vanigliato da versare sopra.


Varianti

Esistono numerose varianti, alcune di esse sono presenti nella regione salentina e prendono il nome di mustazzoli e nella regione campana con il nome di mustaccioli.



  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Miacetto

Risultati immagini per Miacetto


Il miacetto è un dolce natalizio tipico della città di Cattolica (provincia di Rimini) a base di frutta secca, zucchero, cruschello (o farina) e miele.
In origine era un dolce confezionato per le feste natalizie, ma col passare del tempo ha finito con l'essere preparato anche durante tutto il resto dell'anno.


Preparazione

La ricetta è la seguente:
  • Tre etti di miele,
  • Due etti di zucchero,
  • Due etti di mandorle,
  • Due etti di uva passa e due di noci,
  • Tre etti di crusca,
  • Due etti di farina e un po' di sale,
  • Due bucce di arancia e di limone tagliate fini,
  • Un bicchiere di olio
Amalgamare con un po' di acqua finché l'impasto sarà morbido.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Miele della Lunigiana

Risultati immagini per Miele della Lunigiana


Il Miele della Lunigiana è un prodotto di origine animale italiano a Denominazione di origine protetta. La denominazione è riservata a due tipologie: miele di acacia e miele di castagno.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Migliaccio

Migliaccio pistoiese


Il migliaccio è un dolce tipico dell'Emilia-Romagna e dell'Umbria, oggi poco diffuso, che si realizzava utilizzando come ingrediente principale il sangue suino cotto in padella con poco olio d'oliva.
Era arricchito di zucchero, pinoli e uvette e guarnito con aroma di vaniglia o zucchero vanigliato.
Ne risultava una specie di torta dolce dello spessore di circa 20 mm e dal gusto gradevole, seppure forte.
Il migliaccio tradizionale di Romagna si presenta come una specie di budino scuro e denso contenuto all'interno di un involucro di pasta molto sottile. Gli ingredienti principali del ripieno sono sangue di maiale, zucchero, mandorle, pangrattato, canditi, burro, cioccolato e aromi vari.
La ricetta completa si può trovare nello storico libro di Pellegrino Artusi La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene.





  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Ministeriale

Risultati immagini per Ministeriale (dolce)



Il ministeriale è un cioccolatino fondente a forma di medaglione con ripieno di crema al liquore. Nacque nel 1905 come omaggio del pasticcere Francesco Scaturchio ad Anna Fougez. Il successo del cioccolatino spinse il suo creatore a chiedere il titolo di fornitore della casa reale, per ottenere la quale si sottopose a una estenuante trafila burocratica presso diversi ministeri; da qui il nome del cioccolatino.

  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS

Minna di virgini

La minna di virgini

La minna di virgini (in italiano "seno di vergine") è un dolce tradizionale di Sambuca di Sicilia, città siciliana in provincia di Agrigento. È stata inserita dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali.


Storia

La minna di virgini fu ideata nel 1725 da suor Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di Sambuca. La suora la creò in occasione del matrimonio del Marchese don Pietro Beccadelli con donna Marianna Gravina.
Ella la descrive in questo modo: - Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell' Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnulazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto porti la dolcezza di questa terra. Insomma un dolce paesano, ma prelibato, fine che susciti nel momento del degusto l'istinto del sentimento, ed elevi al tempo stesso lo spirito -.
Il nome discenderebbe, come narra Alfonso Di Giovanna nel suo libro Per modo di dire, dalla stessa suora che ideò il dolce, Virginia della Menna. Probabilmente invece deriva da un'antichissima tradizione legata a culti femminili preesistenti, sviluppatisi in tutta la Sicilia.


Descrizione

La minna di virgini è un dolce di forno. Ha la forma mammellare con all'apice una protuberanza più scura. È composta da pasta frolla e contiene al suo interno crema di latte, zuccata, scaglie di cioccolato e cannella.

Sagra della minna di virgini

Modelle in abiti d'epoca siciliani con le Minni di virgini
Nel mese di maggio, in concomitanza con i festeggiamenti per Maria SS. dell'Udienza, santa patrona di Sambuca di Sicilia, che avvengono ogni anno la terza domenica del mese, si svolge la sagra della minna di virgini. Fanno da contorno a tale sagra numerosi eventi, spettacoli e iniziative varie.[2]

Citazioni

La minna di virgini è citata da vari autori siciliani. Ecco alcuni esempi:
  • Alfonso Di Giovanna dedica un intero capitolo nel suo libro Per modo di dire.
Ecco un passo del racconto: - Farina, uova, latte, lievito. Si compone una pinna di pasta tonda come una luna piena; al centro si accumula un po' di tutto: cose, comunque, che debbo studiare con attenzione: non dovrebbero mancare la zuccata, la crema, l'essenza di garofano e di cannella, qualche pezzo di cioccolato e… quant'altro mi ispirerà il Signore… Vedrà che ci riusciremo a fare un dolce sensitivo -.[1]
  • l'Abate Giuseppe Meli, medico e docente di chimica all'Università di Palermo, nel Settecento ci racconta che: Delle Vergini poi sono i bei seni. Quanto eccellenti sono, tutti lo sanno. Salute a chi spende i suoi spiccioli A chi non ne mangia ci venga un malanno Io per una sola salirei sulla cuccagna O starei dentro incarcerato per un anno! Benedetta la madre che le vende Benedette le mani che le fanno. [3]
  • Giuseppe Tomasi Di Lampedusa ne Il gattopardo cita, tra i tanti dolci presenti sulla tavola del principe Fabrizio Salina, le impudiche paste di Vergine.[4]

No



  • Digg
  • Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • RSS